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Statuti
Generali
LA CONGREGAZIONE NELLA CHIESA
01 -
La Congregazione del Santissimo Redentore (C.Ss.R.)
riunisce sacerdoti, diaconi e laici che,
in comunione fraterna, si aiutano a compiere,
in casa e fuori, la stessa missione. Tutti
e ciascuno, anche quando seguono come modello
Cristo nella sua vita nascosta, vogliono
essere il fermento evangelico nel mondo:
- sia consacrandosi all'annunzio della
salvezza e al ministero liturgico;
- sia intraprendendo altre opere strettamente
apostoliche:
- sia svolgendo lavori tecnico-professionali.
02 -
La Congregazione può associarsi Oblati,
sia chierici che laici. Deve considerarli
e formarli come cooperatori, permanenti
o temporanei, del nostro apostolato.
La
loro aggregazione sarà determinata in forma
più precisa e concreta dalle (Vice-)Province
(cf. St. 085).
03 - La Congregazione è retta dal diritto
comune della Chiesa e da quello particolare,
contenuto nelle Costituzioni approvate dalla
Sede Apostolica; negli Statuti Generali;
nelle norme dei Direttòri, emanate dai Capitoli
generali, e negli Statuti (Vice) provinciali,
stabiliti dai Capitoli (Vice-)Provinciali.
Il
Direttorio dei Capitoli ha forza di legge.
Il Direttorio dei Superiori ha forza di
legge solo nell'elenco delle competenze;
ma quando si rifà al diritto comune o particolare,
allora l'obbligo sorge dallo stesso diritto
citato.
04 -
La nostra è una Congregazione esente,
ma le singole case, di fatto e di diritto,
fanno parte della Chiesa locale di cui condividono
prosperità, peripezie, difficoltà, persecuzioni
e tribolazioni. I nostri perciò hanno il
dovere di assistere il popolo di Dio nelle
sue necessità e di collaborare con tutte
le forze con la Chiesa locale, secondo le
esigenze della pastorale organica, ferma
restando però l'identità del proprio Istituto
(cf. C. 18; 66; 135).
[1]
05 -
I Redentoristi onorano il Santissimo
Redentore come titolare della Congregazione;
la Beata Vergine Maria sotto il titolo dell'Immacolata
Concezione come Patrona ufficiale e sotto
il titolo di Madre del Perpetuo Soccorso,
di cui la Santa Sede ci ha affidato la propagazione
del culto; san Giuseppe, i Santi Apostoli;
sant’Alfonso, Fondatore, modello e padre
di tutti i congregati; san Clemente, propagatore
insigne della Congregazione; san Gerardo,
modello specialmente dei fratelli coadiutori;
san Giovanni Neumann, modello di zelo pastorale,
il Beato Pietro Donders che ha prestato
il suo servizio missionario alla redenzione
di tutto l'uomo, il Beato Gaspare Stanggassinger
che si è dedicato instancabilmente alla
promozione di vocazioni religiose e sacerdotali,
e ultimamente il Beato Gennaro Maria Sarnelli,
fedele compagno di sant’Alfonso.
06 -
Il sigillo della Congregazione raffigura la croce
con lancia e spugna poste su tre monti;
ai lati della croce, i monogrammi dei nomi
di Gesù e di Maria; al di sopra, un occhio
raggiante, sormontato da una corona; intorno,
la scritta: Copiosa Apud Eum Redemptio (cf. Sl 129, 7).
07 -
Ferma restando la Costituzione 45, 4°, l'uso del
nostro abito religioso sarà precisato maggiormente
dagli Statuti (Vice-)Provinciali.
08 -
I congregati abbiano molta stima
per l'apostolato contemplativo delle Monache
dell'Ordine del Santissimo Redentore le
quali, avendo in comune con noi 1'origine
e il fine, partecipano al ministero della
nostra Congregazione. Perciò le tengano
regolarmente al corrente del nostro lavoro,
affinché col loro aiuto spirituale la parola
di Dio sia diffusa e glorificata. Anche
noi dobbiamo essere pronti ad aiutarle con
spirito fraterno.
Ha
sede presso la Curia Generale un Segretariato
speciale per curare gli affari riguardanti
le Monache del Santissimo Redentore.
CAPITOLO I
L’OPERA MISSIONARIA DELLA CONGREGAZIONE
(Alle C. 3-20)
Art. 1: Gli uomini da evangelizzare (Alle
C. 3-5)
09 - Criterio di scelta:
a) Seguendo
le norme del Capitolo (Vice-)Provinciale,
i nostri devono indagare con diligenza
quali sono gli uomini più bisognosi
di aiuti spirituali, specialmente
se poveri, deboli e oppressi, tenendo
presenti le particolarità di ogni
regione e l'organizzazione pastorale.
b) I Redentoristi
non possono lasciare inascoltato il
grido dei poveri e degli oppressi,
ma devono cercare tutti i mezzi per
venire in loro aiuto, facendo sì che
essi con le proprie forze possano
superare i mali che li affliggono.
Non manchi mai nel proclamare la parola
di Dio questo elemento essenziale
del Vangelo.
010 -
I fedeli che ancora non hanno potuto
avere dalla Chiesa mezzi sufficienti di
salvezza.
Possono
considerarsi tali quei gruppi che, o per
mancanza di sacerdoti, o per peculiari
condizioni di vita, si trovano nell'abbandono
spirituale, come per esempio:
- i contadini di alcune regioni;
- moltissimi emigranti, esuli, profughi
e simili;
- coloro che vivono e lavorano nei grandi
agglomerati urbani;
-
coloro che “a causa della razza o
del colore, si vedono ingiustamente
esclusi dai principali diritti civili”.
[2]
011 -
Coloro che non hanno mai ascoltato
il messaggio della Chiesa.
a) La
Congregazione sa bene che il primo
e più grande dovere dell'attività
missionaria della Chiesa consiste
nel predicare il Vangelo a quanti
non conoscono ancora il messaggio
di Cristo e la sua misericordia salvatrice
[3]
La
Chiesa riconosce che specialmente
in questo campo missionario le resta
ancora molto da fare.
[4]
La
nostra Congregazione, già impegnata
in questa missione prioritaria della
Chiesa, vuole proseguirla con maggior
vigore.
Per
rispondere alle istanze della Chiesa
ogni (Vice-)Provincia deve chiedersi
se le sia possibile cooperare con
le Province che già lavorano in terre
di missioni, sia inviando loro uomini
e mezzi, sia fondando nuove missioni.
b) I confratelli
che abbracciano questo apostolato
seguono più da vicino Cristo Redentore
e realizzano il desiderio del Fondatore
che esortava caldamente i suoi figli
a nutrire “un vero zelo per gli infedeli”
e volle che essi si obbligassero “con
voto di andare alle missioni anche
degl'infedeli”.
[5]
c) La conversione
di tutta la vita al cristianesimo
mette radici più profonde dove c'è
maggiore collaborazione tra i popoli
chiamati alla fede e i missionari.
Perciò i nostri confratelli che stanno
per entrare in un nuovo campo di azione
devono ben conoscere la scienza delle
missioni e sforzarsi di apprendere
la lingua e la cultura, la religione
e i costumi di quel popolo.
[6]
Tengano
in gran conto tutto ciò che di buono
e di vero si trova nelle tradizioni
dei popoli per inserirlo organicamente
nella nuova vita di fede cosi da costruire
una Chiesa veramente autoctona, che
sia al tempo stesso segno della Chiesa
universale.
Ma
insieme, per trasmettere la ricchezza
di cui è fornita la tradizione spirituale
della Chiesa, cerchino d'impiantarvi
anche la nostra Congregazione perché
possa porsi al servizio del popolo
dove lavora, adattandosi all'indole
e alla natura di ciascuna nazione.
[7]
Si
ricordino i missionari esteri di essere
stati chiamati in aiuto delle popolazioni
locali. Perciò, quando sarà giunto
il tempo, cedano volentieri il posto
al clero indigeno in uno spirito di
carità e di abnegazione.
d) -
Per rendere sempre più efficiente
la loro collaborazione, i nostri superiori
stipulino una convenzione con gli
Ordinari dei luoghi sui diritti e
sui doveri reciproci.
[8]
Col
medesimo intento, si faccia un inventario
preciso dei beni della Congregazione
e di quelli della diocesi.
012 - Coloro che non accettano come “buona novella”
il messaggio della Chiesa.
Sono
quegli uomini o gruppi “tra i quali la
Chiesa è presente”, ma non fanno alcun
conto di Cristo o si sono allontanati
dalla Chiesa.
[9]
L'ateismo
che sta penetrando in settori sempre più
vasti della vita e delle istituzioni di
molti paesi, va studiato e giudicato seriamente
dai nostri in tutti i suoi aspetti, anche
positivi, per promuovere un'autentica
fede cristiana (cf St. 014b).
013 -
Coloro che sono danneggiati dalla
divisione della Chiesa.
I
congregati devono favorire ciò che concorre
all'unione di quelli che credono in Cristo.
Questo vale per tutti i Redentoristi che
svolgono la loro attività nella nostra
società “pluralistica”, ma vale specialmente
per chi si occupa espressamente del movimento
ecumenico.
[10]
Tale
apostolato richiede nei missionari spirito
di servizio, fatto di sincera abnegazione,
umiltà e mansuetudine con una larghezza
fraterna di vedute verso gli altri. Perciò
la loro attività per l'unione dei cristiani
sarà tanto più incisiva quanto più sinceramente
cercheranno di vivere secondo il Vangelo.
014 -
I fedeli chiamati a una conversione continua.
a) L'opera
missionaria che la Congregazione compie
tra i fedeli è sempre attuale, perché
la Chiesa predica ogni giorno ai credenti
la fede e la penitenza.
[11]
Occorre
inoltre suscitare tra i fedeli vocazioni
missionarie, affinché la Congregazione
possa proseguire ovunque questa sua
attività.
b) Lo
stile della missione presso i credenti
deve oggi mirare, prima di tutto,
a convertire alla fede, perché la
crisi della fede è divenuta ormai
generale anche tra i fedeli. Infatti
il nostro contesto sociale, che porta
l'impronta del pluralismo culturale,
non può più dirsi cristiano, né le
sue strutture offrono un appoggio
esterno alla fede.
[12]
Tuttavia
questo nuovo stato di cose, che tocca
da vicino la stessa vita religiosa,
contribuisce a rendere più pura e
più viva la nostra adesione alla fede.
c) I congregati
facciano conoscere ai fedeli laici
la loro vocazione nella Chiesa dove
essi, guidati dallo spirito evangelico,
sono chiamati a dare il loro contributo
alla santificazione del mondo, agendo
dall'interno come il fermento.
[13]
Noi
renderemo così più efficiente l'attività
apostolica del popolo di Dio, perché
l'apostolato dei laici ha un ruolo
proprio e assolutamente indispensabile
nella missione della Chiesa. La Chiesa
infatti non vive una vita piena, non
è segno perfetto di Cristo tra gli
uomini, se non c'è un laicato degno
di questo nome che lavori.
[14]
d) I nostri,
specialmente dove hanno cura di anime,
si dedicheranno in modo particolare
alla formazione dei giovani, forza
attiva di massima importanza nella
società moderna. Ne faranno uomini
nuovi, artefici di una nuova umanità.
Susciteranno e alimenteranno in essi
l'ardore missionario, affinché dalle
loro schiere possano sorgere i futuri
araldi del Vangelo.
[15]
015 - L'aiuto pastorale da dare ai sacerdoti.
I sacerdoti generalmente addetti al ministero
ordinario delle anime si trovano ad essere
gli educatori naturali alla fede. Non
possiamo tuttavia ignorare le difficoltà
che devono affrontare i sacerdoti nelle
varie situazioni della vita odierna. I
nuovi ostacoli nel cammino della fede,
l'apparente inutilità degli ,sforzi compiuti
e il doloroso isolamento di cui fanno
esperienza, possono costituire un pericolo
di scoraggiamento.
[16]
Perciò i nostri missionari cercheranno di sostenerli
con ogni premura, corroborando la loro
fede col calore umano e con tutti i mezzi
a loro disposizione e incoraggiandoli
nelle difficoltà pastorali.
Art. 2: Alcune forme di apostolato missionario
(Alle C. 13-16)
016 - Principio generale
Là dove si dimostrano efficienti, bisogna mantenere
con molto impegno e costanza le forme
di apostolato che ricorderemo qui appresso,
pur adeguandole continuamente alle esigenze
pastorali.
017 - a) La Chiesa che comprende nel suo seno
i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa
di purificazione, mai tralascia la penitenza
e il proprio rinnovamento.
[17]
A quest'opera, e lo dimostra la storia, hanno
dato il massimo contributo le missioni.
Queste infatti, per il loro carattere
di ministero pastorale straordinario,
proclamano l'annunzio della salvezza
e la conversione (predicazione kerigmatica):
continuano quindi quella Redenzione
che il Figlio di Dio, per mezzo dei
suoi ministri, opera ininterrottamente
nel mondo.
b) Per mantenere i frutti delle missioni, si raccomandano
caldamente le rinnovazioni di spirito
o “tornate” che rappresentano una
nota caratteristica della Congregazione.
018 - II ministero parrocchiale.
I confratelli addetti a questo ministero devono
compiere col massimo zelo i loro doveri
parrocchiali, consapevoli che quanto più
saranno mossi da spirito missionario,
tanto più il loro lavoro acquisterà l'efficacia
di una missione permanente.
019 - La formazione catechetica.
La formazione catechetica vuol rendere la fede
illuminata dalla dottrina, viva, cosciente
e operosa in mezzo agli uomini. Perciò
i congregati, qualunque sia la loro attività
pastorale, hanno il dovere di promuoverla
con tutte le forze collaborando con gli
istituti catechistici sorti a tale scopo.
[18]
020 - Gli esercizi spirituali
I congregati daranno gli esercizi spirituali
a sacerdoti, chierici, religiosi e laici
nelle nostre case e fuori. Cerchino con
zelo veramente ecclesiale di condurre
gli esercizianti verso una partecipazione
sempre più intima al mistero della nostra
salvezza e a rendersi così missionari
anche loro.
Insegnino soprattutto ai laici quale sia il loro
ruolo nella Chiesa e quale la loro responsabilità
cristiana verso i fratelli (cf. St. 014-c-d).
021 - II dovere di favorire la giustizia e la promozione
umana.
Nel predicare il Vangelo bisogna tener presente
che la Chiesa ha ricevuto il mandato di
liberare e salvare tutto l'uomo e di trasformare
in Cristo tutti gli uomini e tutto il
mondo. Perciò i congregati cerchino di
suscitare quelle opere che favoriscono
la promozione umana e sociale specialmente
nei paesi in via di sviluppo.
[19]
Lo faranno in vari modi secondo la diversità
dei luoghi e i bisogni dell'evangelizzazione,
in stretta collaborazione con gli organismi
e le istituzioni destinate a tale scopo.
Norme più precise in materia saranno date dagli
Statuti (Vice-)Provinciali, tenendo conto
del carisma missionario della Congregazione
nella Chiesa.
022 - L'apostolato e i mezzi di comunicazione sociale.
I mezzi di comunicazione sociale contribuiscono
efficacemente a diffondere e consolidare
il regno di Dio. Perciò la Congregazione
ne fa largo uso nel ministero pastorale,
sia che si tratti di pubblicazioni popolari
o scientifiche, sia di opere d'arte, sia
di apparecchi audiovisivi.
[20]
I Capitoli dovranno studiare come impiegare questi
mezzi a servizio dell'apostolato e i Governi
(Vice-)Provinciali dovranno curare la
formazione di confratelli idonei a questo
apostolato.
023 - Lo studio della teologia morale e pastorale.
Secondo i desideri della Chiesa, i congregati
si applicheranno allo studio delle scienze
divine e umane per dare al popolo di Dio,
nella vita di ogni giorno, il nutrimento
necessario alla salvezza.
Si applicheranno in modo particolare allo studio
della teologia morale e pastorale e della
spiritualità, secondo la storia e l'indole
della Congregazione.
[21]
Per conseguire tale scopo è stata eretta a Roma
l'Accademia Alfonsiana. Il suo fine coincide
perfettamente con quello della Congregazione:
essa perciò va sostenuta e favorita da
tutta la Congregazione.
024 - La direzione spirituale
Il carisma di consigliere spirituale, così luminoso
in sant’Alfonso e cosi apprezzato nella
nostra tradizione, assume una grande importanza
nei nostri giorni in cui l'uomo si pone
tanti e ripetuti interrogativi.
[22]
Ma tale ministero deve trovare forme nuove che
più si confanno alla mentalità di oggi,
come, p.e. i consultòri, le risposte su
periodici, ecc. Dove queste forme sono
già in uso, i nostri se ne potranno servire,
apportandovi il loro specifico contributo.
[23]
Art. 3: L'aggiornamento del metodo apostolico
(Alle C. 17-19)
025 - a) Sotto l'ispirazione e la guida del superiore
(Vice-)Provinciale e col concorso dei
rispettivi segretariati, si promuovano le riunioni dei confratelli
delle (Vice-)Province per trattare argomenti
teologici, pastorali e simili, e l'aggiornamento
del metodo apostolico. Tali riunioni dovranno
tenersi con una certa periodicità e continuità
(cf. C. 126; St. 0114; 0155).
b) Per dare maggiore impulso all'attività apostolica
sembra molto opportuno che i Governi
(Vice-)Provinciali, d'accordo col segretariato
della vita apostolica, organizzino determinati
gruppi di congregati con l'intento di
sperimentare nuove forme di azione missionaria.
Tali esperimenti vanno fatti in collaborazione
con la Chiesa locale (cf. C. 36-38:
St. 045-049).
CAPITOLO II
LA VITA COMUNITARIA
(Alle C. 21-45)
Art. 1: Importanza della comunità
026 - Fanno parte della comunità di cui parla
la Costituzione 22 anche coloro che, per
esigenze di apostolato, o per mandato
della stessa comunità, pur vivendo eccezionalmente
soli, compiono un lavoro comunitario.
027 - Per favorire lo spirito di collaborazione
fraterna, superiori e congregati avranno
cura di ritrovarsi in tempi stabiliti
coi confratelli di altre comunità. Ciò
vale principalmente per coloro che, per
mandato della comunità alla quale rimangono
spiritualmente uniti, vivono e operano
da soli.
Art. 2: Comunità di preghiera
028 - a) Poiché il mistero eucaristico esprime
e costruisce la comunità, si raccomanda
vivamente la concelebrazione o la celebrazione
comunitaria.
Abbiano anche a cuore di trattenersi ogni giorno
a colloquio col Signore nel ringraziamento
dopo la comunione, nella visita e
nell'adorazione privata al Santissimo
Sacramento.
b) Inoltre “poiché l'ufficio divino è la voce della
Chiesa che loda pubblicamente Dio”
(SC 99), se ne reciti in comune almeno
qualche parte (cf. C. 30).
c) Gli Statuti (Vice-)Provinciali determineranno
quante volte al giorno, a norma della
Costituzione 30, ci debba essere la
preghiera comune.
029 - Più o meno un giorno al mese, otto ogni anno,
saranno dedicati a un più intenso colloquio
interiore con Dio mediante gli esercizi
spirituali.
Maggiori precisazioni al riguardo saranno date
dagli Statuti (Vice-)Provinciali.
Art. 3: Comunità fraterna
030 - La struttura amministrativa della
comunità sia sempre posta al servizio
dello spirito di comunione fraterna, che
deve avere il primato nella vita comunitaria
dei congregati.
[24]
Perciò tale struttura, specialmente nelle comunità
più numerose, sia organizzata in modo
da sostenere e sviluppare questo spirito
fraterno.
031 - Tutti i confratelli cerchino di
essere sempre fedeli a quelle molteplici
esigenze della carità che fomentano la
maturità umana e cristiana: come il rispetto
e l'aiuto reciproco; le discrete premure
per i confratelli che si trovano in difficoltà
e angosce; la disponibilità nell’accogliere
e ospitare i confratelli di passaggio;
lo spirito di fraterno servizio; la partecipazione
ai lavori domestici e simili.
032 - Abbiano tutti a cuore specialmente la cosiddetta
correzione fraterna (cf. Mt 18, 15), che favorisce e tutela l'edificazione
della comunità: questa si basa in gran
parte sui rapporti personali di amicizia
evangelica (cf. C. 34).
033 - A tutti parimenti stia a cuore
di aiutare i confratelli agli inizi del
loro ministero in Congregazione, perché
possano inserirsi pienamente nella vita
e nei lavori comunitari.
034 - I confratelli infermi e gli anziani,
oppressi qualche volta dalla solitudine,
devono ricevere sempre particolari attenzioni
e premure, specialmente all'avvicinarsi
dell'ultima ora.
Da parte loro, i confratelli infermi, anziani
o tribolati, sappiano seguire 1'invito
di Cristo, abbracciando con fede generosa
la loro condizione. La loro vita di preghiera,
la loro esperienza, gli stessi servizi
che sono ancora in grado di rendere, possono
costituire una fonte di ispirazione per
i giovani.
035 - Alla nostra famiglia religiosa
sono associati, prima di tutti, i genitori
dei congregati; poi i loro parenti, i
cooperatori e benefattori dell'Istituto.
Essi meritano a buon diritto, particolare
stima ed affetto, specialmente quando
si trovano in ristrettezze e difficoltà.
036 - La nostra carità deve abbracciare
anche i confratelli e i benefattori defunti.
I suffragi da farsi saranno precisati dagli Statuti
(Vice-)Provinciali. Per quanto riguarda
l'intera Congregazione, il Governo Generale
comunicherà alle (Vice-)Province i nomi
dei confratelli defunti .
Lo stesso Governo Generale provvederà ai suffragi
per il Superiore Generale anche emerito.
Art. 4: Comunità di lavoro
037 - Il superiore di ogni comunità,
come animatore dell'aggiornamento continuo,
secondo gli Statuti (Vice-)Provinciali,
radunerà in tempi stabiliti i suoi confratelli
per l'esame e la revisione di quei punti
di teologia, di pastorale e simili, che
toccano più da vicino la loro attività.
Così saranno corroborati nella speranza
della loro vocazione e rinnovati nel ministero
(cf. C. 18; 73; 90; 103; 136; St. 048).
Queste sessioni di studio tengano sempre
conto dei bisogni della Chiesa locale
e della pastorale organica (cf. C. 18;
135; St. 04).
Tale revisione sarà particolarmente opportuna
dopo qualche lavoro apostolico o qualche
tempo di vita comunitaria per conoscere
meglio il disegno di Dio e provvedere
con più efficacia al vantaggio della Chiesa.
Art. 5: Comunità di conversione
038 - Per progredire nello spirito e
correggere colpe e negligenze, i congregati
si raduneranno più volte l'anno, nei tempi
stabiliti dagli Statuti (Vice-)Provinciali,
per fare la revisione di vita con un esercizio
comunitario. Si esamineranno sul modo
di compiere il proprio ufficio, sull'osservanza
delle Costituzioni e degli Statuti, specialmente
sulla carità fraterna e missionaria. Dove
il ritiro mensile viene fatto in comune,
questo può dare una buona occasione per
tale revisione.
039 - Gli Statuti (Vice-)Provinciali indicheranno
quali sono gli esercizi di penitenza da
farsi in comune l'uno o l’altro giorno
della settimana e in alcuni tempi liturgici
dell’anno.
[25]
040 - I nostri sacerdoti, approvati per le confessioni
da un superiore della Congregazione, sono
per ciò stesso approvati per tutte le
case e tutti i confratelli dell'Istituto,
a meno che questa estensione di giurisdizione
non sia stata esclusa espressamente dal
proprio superiore o da altro superiore
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