Communicanda 2
Roma, 14 Gennaio 1994
Prot. N. 0007/94
Unità nella Diversità
Carissimi
Confratelli,
1.
Sono trascorsi già due anni dal XXI
Capitolo Generale. Durante questo tempo, il
Consiglio Generale si è unito alla Congregazione
per riflettere sulle conclusioni di quel momento
di grazia. Insieme a tutti voi, abbiamo cercato
di applicare i con tenuti del Documento Finale al nostro servizio nella Congregazione,
sia a Roma, che in occasione della nostra
presenza nelle (Vice) Province e Regioni.
2.
Già vi avevamo comunicato le nostre
prime riflessioni riguardo il tema proposto
per il presente sessennio.
[1]
Nelle nostre visite abbiamo
ascoltato le esperienze dei singoli membri
della Congregazione. Nella nostra comunità
di Roma, abbiamo continuato a studiare le
implicanze del tema nella vita di ogni giorno.
E crediamo che sia giunto il momento di condividere
ancora una volta con voi la nostra riflessione.
3.
Constatiamo che negli ultimi decenni
si è assistito ad una maggiore attenzione
verso i diversi modi di vivere nella nostra
Congregazione. La decentralizzazione del nostro
governo, l'inizio della cooperazione regionale
e la libertà data a ciascuna delle unità per
meglio adeguare i suoi metodi pastorali e
il suo stile di vita alle esigenze della sua
gente, tutto questo è servito per rendere
ancora più profonda l'incarnazione della Congregazione
nella Chiesa locale e nella società civile.
4.
Il principio di inculturazione ha avuto
una forte rilevanza nell'ultimo Capitolo Generale
(Documento Finale
[2]
13-21) e nella prima
Communicanda dell'attuale Governo Generale (3.1–3.9).
Riteniamo che I1 inculturazione
è una risposta adeguata ai segni dei tempi
e una sfida alla creatività del missionario
Redentorista di oggi.
5.
Tuttavia, ci chiediamo se non sia giunto
il momento dì riflettere su ciò che deve unire
i Redentoristi, al di là dei diversi ambiti
culturali e dei diversi metodi apostolici.
Di fatto, il problema dell'unità della Congregazione
già ci veniva posto dall'ultimo Capitolo Generale:
"Chiediamo al Governo Generale che ricerchi
il fattore unificante del dinamismo evangelizzatore,
rispettando il legittimo pluralismo culturale
nei metodi pastorali" (DF, 14).
6.
Come risposta a questa sfida, desideriamo
riconoscere la diversità dei Redentoristi
e, allo stesso tempo, lavorare senza sosta
per salvaguardare l'unità della Congregazione
(Statuto Generale
[3]
0120). Senza un'idea chiara
di ciò che ci deve unire, corriamo il rischio
di scivolare incoscientemente verso una vaga
federazione di membri autonomi e di monasteri
indipendenti, sacrificando con questo la potente
testimonianza di una congregazione religiosa
estesa in tutto il mondo che ritrova la sua
unità nel mezzo della sua diversità.
7.
Iniziamo la nostra riflessione con
una considerazione sul pluralismo nella Congregazione,
su come questo pluralismo è assunto e accettato,
e su alcune difficili sfide che pone. Di poi
presenteremo ciò che consideriamo essere la
base della nostra animazione della Congregazione:
gli elementi di codesto "principio unificatore
del nostro dinamismo evangelizzatore".
Vi chiediamo di riflettere seriamente circa
questi elementi, poiché essi costituiscono
il messaggio che desideriamo portare a tutti
i membri della Congregazione, e crediamo che
essi possano aiutare chiarire maggiormente
l'identità di tutti i Redentoristi oggi.
I.
Il pluralismo nella Congregazione
8.
Indubbiamente la Congregazione si è
sviluppata ed estesa in un'immensa area geografica
che abbraccia numerose e differenti culture
(DF, 14). Praticamente tutti i mesi le edizioni
di Communicationes e di Informationes riflettono l'ampio spettro della situazioni ecclesiali,
economiche, sociali e politiche nelle quali
i Redentoristi operano. I Capitoli Generali
e altri incontri internazionali ci ricordano
le differenti zone del mondo in cui i Redentoristi
vivono e lavorano.
9.
La pluralità delle culture che incontriamo
nella Congregazione può anche essere presente
in un solo paese (DF, 14), o addirittura in
una sola Provincia. In una stessa regione
il tasso di natalità discende fortemente in
determinati gruppi di popolazione mentre in
altri aumenta drammaticamente. La migrazione
dei popoli, così come il flusso dei rifugiati,
può far cambiare bruscamente l'aspetto di
una singola unità della Congregazione. Confratelli
di una stessa provincia spesso si ritrovano
a lavorare apostolicamente in contesti culturali
total mente differenti.
10.
Negli ultimi decenni, i tentativi di
formulare delle priorità pastorali hanno tenuto
conto del pluralismo esistente nella Congregazione.
Abbiamo constatato la diversità e la pluralità
di situazioni ecclesiali e umane nelle diverse
regioni (DF, 3). Riconosciamo che i Redentoristi
si sentono partecipi dei forti movimenti sociali
e culturali del nostro tempo (DF, 18). È chiaro
che situazioni realmente differenti richiedono
da noi risposte diverse e creative. Nella
sua relazione al Capitolo Generale, il Superiore
Generale affermava che un sano pluralismo
nelle "urgenze" pastorali è un motivo
di speranza nella vita apostolica della Congregazione.
[4]
11.
A parte questo, sebbene è certo che
in tempi passati si aveva un significativo
grado di uniformità nello stile di vita comunitario
dei Redentoristi di tutto il mondo, oggi le
cose sono cambiate. La vita quotidiana, i
modi di vestire, le forme di preghiera comunitaria,
e altre cose che per lo stile riflettevano
l’identità comune dei Redentoristi, ora, invece,
variano enormemente da zona a zona.
Il pluralismo accettato
12.
È evidente che le nostre Costituzioni
e Statuti incoraggiano i Redentoristi ad essere
flessibili nell'adempimento della loro missione.
Sono le circostanze quelle che devono determinare
la nostra risposta: "Valuteranno assiduamente
che cosa fare o dire, secondo le circostanze"
(Costituzione
[5]
8). Si riconosce il pluralismo
nelle persone da evangelizzare (SG 010-015)
e nelle possibili forme che l'evangelizzazione
può adottare (SG 016-024). Non c'è dubbio
che la nostra legislazione contempla una varietà
di risposte missionarie alle situazioni concrete
che sono una valida, e allo stesso tempo necessaria,
espressione del carisma Redentorista.
13.
L'organizzazione delle nostre comunità
locali deve riflettere la diversità del mondo
Redentorista: "Queste norme siano tali
che possano adattarsi facilmente al lavoro
missionario, alle direttive della Chiesa,
alle varie circostanze di tempo e di luogo,
alla cultura e all'indole peculiare di ogni
popolo" (C 45; cf. SG 041). Perfino il
modo di vivere i nostri voti prende in considerazione
le differenze culturali (SG 044-047, 048a).
14.
I principi generali dì governo della
Congregazione hanno smantellato la struttura
eccessivamente centralizzata e verticale del
passato, con la speranza di dare "una
dimensione umana e apostolica alle norme sancite
nelle stesse Costituzioni e Statuti"
(C 91). I cinque principi fondamentali della
corresponsabilità, decentralizzazione, sussidiarietà,
solidarietà e flessibilità (C 92-96) offrono
un ampio spazio per una diversità di espressioni
del carisma Redentorista. D'altra parte, il
Capitolo Generale è chiamato ad eleggere il
Consiglio Generale in modo che tutta la Congregazione
sia rappresentata, in qualche modo, nel Governo
Generale (SG 0124).
15. Il pluralismo nella vita e nella missione della Congregazione
venne affermato negli incontri regionali che
precedettero l'ultimo Capitolo Generale. Una
Regione presentava come aspetto positivo della
vita comunitaria Redentorista una maggior
tolleranza delle differenze e l'accettazione
del pluralismo nello stile di vita.
[6]
Diverse regioni richiamavano
l'attenzione sull'importanza che la missione
specifica di ogni unità si riflettesse nel
modo di organizzare le esperienze della formazione
iniziale.
[7]
16.
Un'altra Regione vedeva il pluralismo
nella Congregazione come una fonte di possibile
arricchimento per tutti noi:
Inoltre, possiamo riscontrare tra di
noi diversi modi di intendere la missione,
la Chiesa, l'attività dei laici, l'opzione
per i poveri, ecc. Vale a dire che noi ci
stiamo muovendo sotto l'influenza di differenti
ecclesiologie o visioni della Chiesa. Questo
può arricchirci nel nostro essere e nelle
nostre azioni.
[8]
17.
Il XXI Capitolo Generale, al momento
di proporre il suo proprio obiettivo, affermava
il valore dell'attuale pluralismo esistente
nella Congregazione:
L'interesse principale del Capitolo è
promuovere il bene di tutta la Congregazione.
Questo Capitolo cerca di promuovere ciò che
è essenziale per la nostra vita apostolica
mentre riconosce positivamente la diversità
e la pluralità delle situazioni umane ed ecclesiali
nelle diverse regioni (DF, 3).
L'interesse del Capitolo per il principio
di inculturazione presuppone la diversità
delle situazioni nelle quali si trova attualmente
la Congregazione, e chiede risposte missionarie
che siano profondamente sensibili alle circostanze
(cf. DF, 13-21).
Diverse raccomandazioni del Capitolo
a riguardo delle due aree di particolare interesse,
la pastorale giovanile e la collaborazione
con i laici, ci invitano a renderci sensibili
alle differenze della cultura locale (DF,
56d, 59d).
18.
Il Capitolo Generale sottolinea la
diversità delle forme di vita comunitaria
dei Redentoristi: "La comunità Redentorista
adotta molte e svariate forme in accordo con
il pluralismo socio-culturale in cui vive
la Congregazione" (DF, 29). Inoltre è
fortemente raccomandato a tutta la Congregazione
che nella sua ricerca di nuove forme per una
genuina spiritualità Redentorista non si dimentichi
della realtà sociale ed ecclesiale di ciascuna
unità (DF, 34c).
19.
Il nostro studio iniziale del Documento
Finale ci portava
ad affermare che:
Questa diversità della Congregazione
nei diversi continenti, che si esprime anche
nei differenti riti, è buona e addirittura
necessaria. È il segno che siamo in piena
comunione con i popoli dei quali facciamo
parte. È il riflesso della cattolicità della
Chiesa presente nelle diverse culture. È una
chiamata per ognuno di noi ad aprire la nostra
mente e il nostro cuore allo Spirito presente
in tutti i continenti (Communicanda 1, 4.1).
20.
Nella Communicanda 1 (3.1-3.9) abbiamo fatto una estesa
valutazione dell'importanza che l'inculturazione
ha per la nostra attività apostolica, per
la vita comunitaria e per la spiritualità.
21.
Però, il nostro positivo apprezzamento
della diversità per la Congregazione non è
semplicemente teorica. Possediamo un'esperienza
quotidiana della ricchezza e delle opportunità
che ci viene data dal compito di edificare
una comunità apostolica i cui membri provengono
da culture differenti, che hanno avuto una
formazione teologica totalmente differente,
così come hanno vissuto differenti esperienze
pastorali. Il nostro permanente impegno di
crescere insieme nella nostra vocazione Redentorista
è già in se stessa una affermazione del pluralismo
nella Congregazione.
Il Pluralismo presenta sfide serie
22.
La diversità di situazioni e la pluralità
di risposte nella Congregazione non sono tuttavia
una rosa senza spine. Anzi, essi furono una
delle grosse preoccupazioni del Capitolo Generale,
così come lo sono ancora per l’attuale Consiglio
Generale.
Questa è l'analisi che il Capitolo Generale
fa del problema:
II Capitolo Generale riconosce che ci
sono problemi di comprensione e dì stima tra
le Regioni, soprattutto quando si discute
su situazioni concrete per ciascuna di esse.
Per qualche Regione, per esempio, è difficile
comprendere la motivazione e le conseguenze
dell'opzione per i poveri, mentre altre Regioni
difficilmente comprendono come si può continuare
a credere nel Vangelo in un mondo secolarizzato.
Per questo motivo una Regione tende a giudicare
le altre senza possederne una sufficiente
conoscenza (DF, 9).
23.
Condividiamo la preoccupazione dei
nostri immediati predecessori al Consiglio
Generale quando alludevano al possibile effetto
di divisione tra le diverse Regioni della
Congregazione causato dal tema del precedente
sessennio.
[9]
Le reazioni al tema minacciavano
di ampliare il divario nella Congregazione
per dei criteri ideologici.
24.
C'è anche un altro tipo di pluralismo
molto esteso nella Congregazione, che in realtà
è una specie di dicotomia che contrappone
l'attività pastorale alla vita comunitaria.
Il Superiore Generale nella sua relazione
all'ultimo Capitolo Generale sottolineava:
A volte mi sembra che alcuni modelli
di vita comunitaria non dicono niente al mondo
di oggi. Il vivere quotidianamente la nostra
consacrazione religiosa come una missione,
l'accettazione dei nostri voti religiosi come
cammino di consacrazione nel contesto della
società odierna e lo sviluppo della dimensione
trascendentale di tutta la nostra vita, mostrano
serie lacune...
Ci sforziamo molto più nel rinnovare
le nostre attività che nel rinnovare la nostra
comunità.
[10]
25.
Si è sottolineato che il pluralismo
in una stessa Regione sol lecita gli sforzi
nel campo della collaborazione:
A causa delle enormi distanze della Regione,
della diversità di lingua, di cultura e degli
atteggiamenti dei governi nazionali, è difficile
organizzare nella nostra Regione programmi
comuni che coinvolgano le differenti unità.
[11]
26.
È comprensibile che le tensioni all'interno
della Chiesa locale o in paesi della stessa
Regione interessano la Congregazione.
[12]
Però, la presenza
dì tali tensioni all'interno delle unità della
medesima Regione può comportare effetti negativi:
Inoltre, dobbiamo riconoscere, tra noi,
diversi modi di intendere la missione della
Chiesa, l'impegno dei laici, l'opzione per
i poveri, ecc... Senza dubbio, il non avere
un minimo accordo nel modo di pensare, ci
porta a forme di apostolato isolate e paralleli
che distruggono invece di costruire il Regno
di Dio.
[13]
27.
L'incontro di differenti culture all'interno
dì una medesima Regione può causare equivoci:
Inevitabilmente, ci sono stati problemi
che crearono occasionali incertezze nella
nostra riunione, come per esempio, ciò che
alcuni considerano come influenza negativa
del mondo Occidentale sulla vita religiosa
dell'Est europeo.
[14]
28.
Alla fine, e non è un segreto, che
per diverse Regioni risultò difficile capire
ed attuare il tema generale del passato sessennio.
Così si esprimeva una Regione:
Una mancanza di precisione del tema del
sessennio da origine a diverse interpretazioni
tra di noi, e un dibattito continuo su "chi
sono i poveri" ci suscita delle difficoltà.
In parte, abbiamo avuto difficoltà nel comprendere
il tema del sessennio perché noi non viviamo
con frequenza tra i poveri.
[15]
29.
La nostra esperienza della Congregazione
ci dimostra che le diversità di situazioni,
attitudini e risposte che creano tensione
a livello regionale, si ritrovano, di solito,
anche nelle singole unità e nelle comunità
locali. In verità, ci sono diverse culture
all'interno di una provincia create dalle
differenze di età e di formazione teologica,
così come ci sono opposte visioni della Chiesa
e della Congregazione. C'è un continuo dibattito
sui destinatari della nostra evangelizzazione
e sul modo adeguato di attuarla. Alcuni confratelli
esigono nuove iniziative apostoliche, mentre
altri rimangono saldamente legati agli attuali
impegni. Sì creano esigenze radicalmente differenti
per la vita comunitaria, per la preghiera
comune, per l'esercizio della cor responsabilità.
30.
La sfida presentata dal pluralismo
nella sua forma estrema è quella dell'individualismo.
Per individualismo non intendiamo la grande
stima che si deve avere per ogni confratello
e la preoccupazione che la Congregazione deve
avere per la crescita nella maturità e nella
responsabilità di ogni suo membro (C 36).
Ma, ci riferiamo in modo particolare alle
situazioni in cui si trovano non poche unità,
dove un significativo numero di confratelli
sono praticamente autonomi, comportandosi
ognuno come meglio crede. Le conseguenze di
questo modo di fare sono molto deleteri: le
priorità pastorali di molte unità non vengono
messi in pratica; le comunità locali si trasformano
in pensioni; la nostra identità di Redentoristi
scompare; i giovani non riescono a trovare
tra noi il benché minimo segno di con senso
e di obiettivo comune.
II.
L'unità della Congregazione
31.
Si è riflettuto molto a riguardo del
pluralismo della nostra comunità apostolica
Redentorista, su come si è "incarnata"
nelle diverse regioni del mondo. Ora ci domandiamo:
ci sono elementi comuni nella nostra animazione
della Congregazione? Noi crediamo che essi
esistono. In primo luogo, constatiamo l'esistenza
di caratteristiche che distinguono i Redentoristi
nel mondo d'oggi. È possibile delineare una
specie dì "ritratto" in formale
di Redentorista, ponendo in rilievo il peculiare
modo di intendere il nostro servizio pastorale,
le persone che servi amo, la nostra vita comunitaria,
e alcuni elementi della nostra spiritualità.
Un ritratto del Redentorista
32.
Il fine della nostra Congregazione
è "seguire l'esempio di Cristo Salvatore
nella predicazione della divina Parola ai
poveri" (C 1). Predicare la parola di
Dio è stato lo specifico dei Redentoristi
fin dagli inizi, e siamo stati gelosi guardiani
di questa eredità. Sebbene il contesto concreto
siano le missioni parrocchiali, i ritiri o
altri esercizi spirituali, o un omelia durante
l'Eucaristia domenicale, lo zelo che poniamo
in ciò, così come la semplicità del nostro
stile, sembrano distinguere i Redentoristi
in tutte le parti del mondo. Ordinariamente
ci sforzi amo dì essere molto flessibili nella
ricerca dì nuovi e più adeguati metodi per
presentare la rivelazione di Dio.
33.
I Redentoristi mostrano una certa preferenza
verso la gente semplice, specialmente verso
quelli che comunemente chiamiamo "i poveri
più abbandonati". Noi continueremo ad
andare lì dove la Chiesa istituzionale non
può e non vuole avventurarsi. Cercheremo di
essere vicini alla gente e, per quanto possibile,
di essere molto sensibili alle loro forme
popolari e alle loro espressioni di fede.
34.
Valorizziamo dunque la nostra vita
comunitaria. Più che un'esigenza delle nostre
proprie costituzioni (C 21), essa è di fondamentale
importanza per la nostra autocomprensìone
tanto che, quando la nostra vita comunitaria
lascia molto a desiderare o praticamente non
esiste, notiamo che ci manca qualcosa che
riteniamo estremamente vitale.
Stiamo molto lo spirito di famiglia nelle
nostre comunità, amiamo le nostre celebrazioni,
siamo praticamente infaticabili nel tramandare
quegli avvenimenti che uniscono una singola
comunità con la grande famiglia di confratelli
che ci hanno preceduto.
35.
Noi Redentoristi, generalmente, evitiamo
le forme esoteriche o arcane di spiritualità
e preferiamo metodi di preghiera personale
e comune che sono più vicini alla gente che
serviamo. Nella ricerca di innovazione della
nostra preghiera comunitaria facciamo attenzione
a conservare una spiritualità che sia centrata
in Cristo Redentore, con un amore speciale
verso la Beata Vergine Maria.
36.
Ci sono alcune caratteristiche che
sono comuni a noi Redentoristi di oggi, al
di là dei problemi, in quanto differenti sono
i contesti in cui viviamo e lavoriamo. Abbiamo
l'impressione che queste caratteristiche del
Redentorista, che sappiamo essere nostro patrimonio
fin dall'intuizione di fondazione di Sant'Alfonso,
corrono il pericolo di diventare oscure o
addirittura di perdersi, forse in modo irreversibile.
In conseguenza di alcuni dei fattori citati
nella prima sezione di questa communicanda,
e anche per molte altre ragioni, siamo portati
a pensare che aspetti vitali della nostra
identità di Redentoristi siano in pericolo.
Il tema del sessennio e la coerenza
37.
Abbiamo la sensazione che questa era
anche la preoccupazione dei membri del XXI
Capitolo Generale quando hanno proposto il
tema per questo sessennio. Abbiamo scelto
di cercare il fondamento per la nostra ispirazione
e per la nostra animazione della Congregazione
nell'interpretazione di questo tema:
D'accordo con il tema del sessennio, il Capitolo vuole
sottolineare, da una parte, l'articolazione
tra il compito evangelizzatore, la vita comunitaria
e la spiritualità redentorista propria della
Congregazione; e, dall'altra, la necessità
di incarnare questa triplice dimensione della
nostra vita in forme storiche che esprimano
l'opzione della Congregazione verso i più
abbandonati e, in modo speciale, i poveri
(DF, 12).
38.
Riteniamo che la chiave di interpretazione
del tema sia la coerenza. In parole povere, il tema ci insegna che sono tre gli elementi
necessari per la nostra identità di Redentoristi,
e che deve esistere una interrelazione vitale
tra di essi. Per dirla in altre parole, l'assenza
di uno o più di questi elementi distrugge
la nostra identità Redentorista: potremmo,
quindi, discutere se siamo buoni sacerdoti
o buoni religiosi, ma, sicuramente, non saremmo,
certo, più fedeli alla tradizione che abbiamo
ricevuto. E mentre affermiamo che Dio sta
chiamando questo Consiglio a promuovere una
chiara coerenza tra i tre elementi costitutivi,
invitiamo anche le (Vice)Province ed ogni
comunità locale a considerare la necessaria
interrelazione della triplice dimensione della
nostra vita.
La nostra missione
39.
Il punto dì partenza della nostra animazione
è sempre la missione Redentorista. Siamo "chiamati ad essere presenza viva
dì Cristo e continuatori della sua missione
redentrice nel mondo" (C 23). La fedeltà
a questa missione esige l'istituzione e la
realizzazione di priorità apostoliche in ogni
unità. In ogni data regione, dobbiamo rispondere
alle necessità pastorali urgenti che sono
in consonanza con il nostro carisma così come
sì esprimono le nostre Costituzioni e Statuti
(cf. specialmente C 3-5).
40.
Da ciò si deduce che non tutte le scelte
apostoliche, per quanto valide che siano in
sé stesse, si possono accettare come espressione
valida del nostro carisma missionario. La
categoria "i più abbandonati, specialmente
i poveri" non può essere estesa tanto
da includere qualsiasi possibile forma di
servizio pastorale. Come Redentoristi non
possiamo evitare il dover fare frequentemente
opzioni dolorose.
41.
Le priorità di ogni unità devono essere
sottomesse a revisione ed a modifica. Questo
richiede da noi mobilità e flessibilità (cf.
Mc 1, 38-39), così come spirito di distacco dai nostri passati successi. Il rimanere
legati a istituzioni o metodi pastorali che
non rispondono più a situazioni attuali fiacca
la nostra efficacia.
42.
Il dinamismo missionario della nostra
Congregazione sta in cima ad una struttura
giuridica, inclusa l'attuale organizzazione
di Province e Viceprovince. Di fatto, possono
essere possibili nuove iniziative pastorali,
incluso nelle Province invecchiatesi e senza
un gran numero di candidati, a condizione
che si aprano ai processi di collaborazione
e di ristrutturazione a cui si riferisce il
Documento Finale (DF, 62).
La nostra vita comunitaria
43.
Non è sufficiente attualizzare il nostro
lavoro e renderlo più coerente al nostro carisma.
L'ultimo Capitolo Generale ricorda a tutti
i Redentoristi che la nostra vita comunitaria
e la nostra spiritualità non sono dei suggerimenti
per la nostra attività pastorale, se non che,
insieme al nostro particolare dinamismo, sono
parte indispensabile della nostra missione
nella Chiesa.
Tutte le nostre comunità devono sentirsi
chiamate ad essere esse stesse una esplicita
proclamazione del Vangelo, e al tempo stesso
un'efficace presenza del Regno di Dio in mezzo
agli uomini e alle donne (DF, 23).
44.
Sebbene ci sia un forte desiderio di
migliorare le relazioni umane nelle nostre
comunità, non crediamo che questo sia l'unico
criterio per la nostra vita comunitaria. Sappiamo
che l'attività pastorale dei primi Redentoristi
era strettamente legata alla testimonianza
della propria vita
comunitaria. La predicazione di Alfonso e
dei suoi compagni era fortemente credi bile
per la sua semplicità, preghiera, austerità
e apertura delle prime comunità Redentorista.
C'era una visibile coerenza tra la loro attività
pastorale e la loro vita comunitaria. Quando
il Documento Finale parla delle nostre comunità come di una "presenza
efficace del Regno dì Dio" e della "forza
di testimonianza della comunità in quanto
segno della presenza del Regno" (DF,
23, 29), ci vuole ricordare la vitale relazione
tra la nostra missione e la nostra vita comunitaria.
La nostra spiritualità
45.
Nel richiamare ad una coerenza che
includa la nostra propria spiritualità, il
Capitolo Generale ci mette in guardia contro
una specie di dualismo che ci porterebbe ad
attività inaccettabili per i Redentoristi
(DF, 35). Ci invita a riscoprire una reale
consistenza nella nostra vita che non è altro
che l'integrazione coerente della nostra fede
e della nostra esperienza personale e comunitaria.
La persona del Redentore unisce la nostra
spiritualità alla nostra missione (DF, 36).
Siamo chiamati a lavorare con creatività per
fare della nostra spiritualità "l'anima
delle nostre comunità" (DF, 41).
Per riassumere
46. Consideriamo il pluralismo nella nostra
famiglia religiosa internazionale come un
"segno dei tempi" assolutamente
necessario, ma allo stesso tempo una fonte
di tensione. Pensiamo che la ricerca di un
tipo di unità che rispetti allo stesso tempo
le situazioni umane particolari e religiose
dei Redentoristi oggi e che rafforzi in noi
la fedeltà al nostro patrimonio comune da
Sant'Alfonso in poi, deve iniziare e quindi
concludersi in un'autentica coerenza tra gli
elementi costitutivi della nostra vocazione
e cioè: la nostra missione specifica, la nostra vita comunitaria e la nostra spiritualità. In realtà, nella misura in cui le persone, le comunità
locali e le (Vice) Province riscoprono questa
coerenza in sé stessi, allo stesso modo noi
ci sentiremmo uniti come una congregazione
religiosa universale.
Conclusione
47.
Gli elementi che abbiamo scelto da
mettere in rilievo vogliono essere la nostra
risposta ai "segni dei tempi": quello
che abbiamo visto e udito nella nostra Congregazione
e analizzato alla luce della parola di Dio,
delle nostre Costituzioni e Statuti, del recente
Capitolo Generale e delle riflessioni dei
nostri predecessori. Riconosciamo il pluralismo
nei nostri orientamenti apostolici, nelle
espressioni di vita comunitaria e nelle forme
dì spiritualità. È l'azione dello Spirito,
che è la fonte di tutti i doni. Però, si sentiamo
chiamati a sottolineare anche ciò che dovrà
unire tutti i confratelli del mondo, gli elementi
di questo "fattore unificante del dinamismo
evangelizzatore, rispettando il legittimo
pluralismo culturale nei metodi pastorali"
(DF, 14). Suggeriamo che questo "fattore
unificante" deve essere ricercato nel
tema del sessennio, specialmente quando insiste
nei riguardi di un'autentica coerenza nella
vita attuale dei Reden-toristi. Nella nostra
animazione delle (Vice)Province, vogliamo
cercare insieme a voi questa coerenza che
è un segno chiaro della nostra fedeltà alla
volontà di Dio verso la nostra Congregazione.
A nome del Consiglio
Generale,
Juan
Manuel Lasso de la Vega, C.Ss.R.
Superiore Generale
La versione ufficiale
di questa Communicanda è il testo inglese.