COMMUNICANDA
4
Roma 30 marzo 1986
Gen. 121/86
EVANGELIZARE PAUPERIBUS
ET
A PAUPERIBUS EVANGELIZARI
Riflessioni del Governo Generale
sul Tema Maggiore
Carissimi Confratelli,
Nel corso di queste ultime settimane, il Governo Generale ha iniziato la
sua riflessione sul Tema Maggiore del Capitolo
Generale del 1985» Anche se le nostre idee sono ancora imperfette, noi
le vorremmo presentare a tutti e vorremmo
invitarvi a partecipare a questa riflessione.
1. La Parola di Dio
Noi abbiamo iniziato la
nostra riflessione sul testo del Vangelo di
San Luca, citato nella Costituzione 1:
"Lo spirito del Signore
e sopra di me; per questo mi ha consacrato
con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare
ai poveri un lieto messaggio, per proclamare
ai prigionieri la liberazione e ai ciechi
la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore"
(Lc 4,18-19).
I Redentoristi devono
seguire l'esempio di Gesù. E perciò importante porre tutta la nostra attenzione alla predicazione
di Gesù ai poveri.
Un altro testo importante
per noi e quello della proclamazione delle Beatitudini,
riportato da San Luca:
"Alzati gli occhi
verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
Beati voi poveri, perché vostro e il Regno dì Dio.
Beati voi che ora avete
fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi quando gli uomini
vi odieranno e quando vi metteranno al bando
e v'insulteranno e respingeranno il vostro
nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché ecco, la vostra ricompensa e grande nei cieli. Allo
stesso modo infatti facevano i loro padri
con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete
sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete,
perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli
uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo
infatti facevano i loro padri con i falsi
profeti". (Lc 6,20-26)
Non abbiamo intenzione
di commentare questi testi, ma vi invitiamo
a pregare con tali testi e con altri simili
del Vangelo e a meditarli.
2. Fase preliminare alla scelta del Tema
2.1 Rinnovamento delle nostre Costituzioni e Statuti:
1963-1969
Durante il Concilio Vaticano II e negli anni seguenti, la Congregazione
sì e impegnata con molta
energia e redigere le nuove Costituzioni e
i nuovi Statuti. I confratelli hanno molto lavorato su problemi particolari e sulle
strutture. E' forse questo il motivo per cui
non sono stati abbastanza precisati i destinatari
del nostro apostolato. In ogni caso i Capitoli
Generali si sono impegnati a trattare dell'evangelizzazione
esplicita (Cost. 7-10) e della dimensione comunitaria della nostra vita
e del nostro apostolato (Cost. 21-22), più che dei destinatari della nostra predicazione.
Abbiamo pertanto negli
Statuti 09-015 un elenco generale della gente
da evangelizzare. E in certa maniera se ne
tratta anche nell'elenco che enumera le "Forme
dell'attività missionaria (Stat. 016-024).
2.2 La scelta delle priorità pastorali e la redazione degli Statuti provinciali
e vice-provinciali nelle Province e Vice-province
Dopo la redazione finale
delle Costituzioni e Statuti fatta nel Capitolo
Generale del 1979, le Province si sono impegnate
a redigere i loro Statuti provinciali e ad
adattare le loro strutture e la loro organizzazione.
Nello stesso tempo hanno dovuto determinare
il loro piano dì priorità pastorali, in base alle richieste del Capitolo Generale.
Questa duplice operazione ha impegnato le
Province a riflettere profondamente su sé stesse. Le decisioni delle Province sono state, per
cosi dire un prolungamento del Capitolo Generale del 1979.
La scelta delle priorità pastorali comportava un nuovo elemento: il problema
dei destinatari del nostro apostolato e delle
forme della nostra evangelizzazione non poteva
essere affrontato in un modo cosi generico
e cosi poco impegnato come e descritto negli
Statuti Generali a riguardo. Era necessario
che le Province si decidessero a favore o
contro certe forme particolari di attività pastorale.
Sarebbe interessante perciò conoscere quali motivazioni
fondamentali abbiano svolto un ruolo decisivo
nella scelta delle priorità. Potrebbe porsi la seguente
richiesta: in certi casi, le possibilità di personale disponibile, le tradizioni e le esperienze
delle Province e Vice-Province, le attività in corso, la posizione delle case, i desideri dei confratelli
e gli interessi particolari della Chiesa locale,
non sono forse stata la causa per cui la discussione
sui destinatari del nostro apostolato fosse
appena accennata e messa un poco da parte?
2.3 Impegno concreto con i poveri
In certe parti della Congregazione,
dei confratelli sono impegnati direttamente
e concretamente in situazioni di povertà materiale, dì oppressione, di ingiustizia e di sfruttamento. Per
questi confratelli, il problema di sapere
per chi essi devono lavorare e estremamente
chiaro, e le forme della loro evangelizzazione
sono determinate da essi stessi dato l'impegno
preso. Questi confratelli pongono sempre più maggiori problemi alle altre parti della Congregazione:
In quale maniera voi partecipate alla evangelizzazione
dei poveri? Questo problema e stato
posto esplicitamente dal Capitolo Generale del 1985.
2.4 Conclusioni
Posti questi elementi,
e chiaro che con l'affrontare il Tema Maggiore
1985-1991, noi abbiamo cominciato a impegnarci
in maniera più netta su un problema
capitale che forse finora era stato lasciato
in disparte nella riflessione della nostra
Congregazione. Una comunità che ha come scopo l'evangelizzazione dei poveri non può ormai evitare di interrogarsi sul problema: Cosa si
intende dunque per poveri? Di conseguenza
la nostra riflessione sul Tema Maggiore ci
condurrà a una discussione di
fondo sul modo con cui noi ci realizziamo.
3. Difficoltà possibili e timori suscitati dal
Tema
3.1 Ciò che giustifica la vita
della Congregazione, non e tanto l'osservanza
delle regole, ma il nostro dinamismo missionario
che ci spinge ad una ricerca continua e creativa
per la redenzione dei nostri fratelli. Il
Tema del Capitolo deve favorire questo dinamismo.
Ma spesso questo dinamismo
e frenato e addirittura bloccato dal nostro
timore di cambiamenti. E ciò può accadere anche nei riguardi del Tema del Capitolo.
Sì potrebbe dire che esiste nei grandi Istituti antichi
una tendenza naturale all'ordine e alla stabilita
che offrono ai loro membri una certa sicurezza
fisica, psicologica e spirituale.
Ed e comprensibile temere che
tutto ciò sia distrutto dai cambiamenti.
Vi e perciò un pericolo: che noi
ci consideriamo convertiti e salvati e che
non ci poniamo la necessità di convertirci e di cambiare.
3.2 Un'altra difficoltà in questo processo continuo di rinnovamento potrebbe
sorgere dal nostro attivismo pastorale. In
realtà, il lavoro eccessivo ci può impedire di percepire la necessità di riflettere sui nostri impegni e su ciò che la Congregazione ci domanda oggi e dì farne oggetto della nostra preghiera. Forse temiamo
di affrontare i problemi fondamentali sul
valore di ciò che facciamo.
3.3 Alcuni potrebbero essere convinti che il Tema
in oggetto non riguarda la loro Provincia
o Vice-Provincia giacché la mancanza di vocazioni impedisce loro di nutrire speranze per l'avvenire.
Al contrario, la riflessione sul Tema potrebbe
essere per loro un momento di grazia, un momento
dì rinvigorire la loro fiducia
in un futuro migliore offerto dal Signore.
3.4 Giacché il Tema ha come oggetto i poveri e la povertà, gli ostacoli potrebbero sorgere dal nostro stile di
vita personale o comunitaria. Questi ostacoli
sono molto dannosi, giacché in genere essi restano nascosti e non si vogliono affrontare.
Una riflessione particolare su questo punto
preciso potrebbe condurci ad una conversione
personale e comunitaria.
4. La nostra riflessione sul Tema
come mezzo di conversione
personale e comunitaria continua
4.1 Ogni riflessione su un tema centrale riguardante
la nostra vita e la nostra attività ci condurrà a convincerci che noi dobbiamo esaminarci sull'idea che noi abbiamo di
noi stessi come Congregazione e sulla percezione
personale e comunitaria che noi abbiamo di
ciò che significa la nostra
missione oggi. Non è sempre facile accettare
le conseguenze e le implicazioni di una profonda
riflessione di questo genere. Noi possiamo
alle volte essere molto consapevoli di tutti
gli ostacoli che ci attendono nel compiere
quello cui ci sentiamo chiamati a fare. Possiamo
anche domandarci dove ci condurrà una tale riflessione.
4.2 Ma, senza sottovalutare del tutto le difficoltà
che prevediamo, noi abbiamo bisogno, nel corso
di tale riflessione, di ascoltare l'appello
di Dio, o per usare una frase di S. Alfonso,
di ubbidire alla volontà di Dio. Lo spirito sarà presente in mezzo a noi
e ci accompagnerà se noi ci sforzeremo
di essere uniti nella ricerca di ciò che noi crediamo che
Dio attende dalla nostra Congregazione oggi.
E' quello a cui Dio ci invita, semplicemente
di essere aperti all'appello alla conversione
personale e comunitaria contenuto nel nostro
Terna.
4.3 Le nostre Costituzioni ci richiamano continuamente
a convertirci nel nostro comportamento, nel
nostro stile di vita e nell'esercizio del
nostro ministero apostolico.
-
Se le nostre attività apostoliche devono essere caratterizzate più che "da alcune forme di attività, dal suo dinamismo missionario", noi abbiamo da
interrogarci continuamente sulla qualità e la verità del nostro servizio e ministero tra i poveri e gli abbandonati del Popolo
di Dio (Cost. 14),
-
Una conversione continua del cuore, specialmente nei
riguardi del problema della povertà, ci verrà richiesta, se noi dobbiamo essere veramente "liberi
e disponibili" nelle scelte che facciamo
in relazione alla gente in mezzo alla quale
siamo chiamati a lavorare e al modo dì compiere la nostra Missione (Cost. 15)
-
La conversione non e unicamente qualcosa di personale,
ma una cosa alla quale la comunità congiuntamente deve tendere
in "un continuo rinnovamento interiore"
per essere più fedele alla sua missione apostolica (Cost. 40; 41.1)
4.4 La conversione del cuore alla quale siamo chiamati
dalle nostre Costituzioni e assolutamente
necessaria se noi desideriamo affrontare il
Tema del Capitolo con lo spirito di Cristo. Allora solamente noi potremo essere più sensibili ai problemi che ci
si pongono, alle forze positive e negative
che si riscontrano nelle diverse situazioni,
come pure all'ispirazione dello Spirito quando
vogliamo tradurre il Tema del Capitolo nella
realtà concreta della nostra vita e del nostro
ministero apostolico.
5. I poveri nella Tradizione Redentorista
5.1 Alfonso de' Liguori scriveva al Papa Benedetto
XIV la seguente supplica:
"essendosi per più anni esercitato nelle sante missioni come fratello
della Congregazione delle Apostoliche Missioni,
eretta nella Cattedrale di Napoli, ed avendo
osservato il grande abbandono, in cui si ritrova
la povera gente, specialmente delle campagne,
ne' vasti paesi del Regno, fin dall'anno 1732,
si uní con detti sacerdoti
suoi compagni, sotto la direzione del fu Monsignor
Falcoia, vescovo di Castello a Mere, affine di impiegarsi
nell'aiutare colle missioni, istruzioni ed
altri esercizi le anime de'poveri della compagna,
che sono i più destituiti di soccorsi
spirituali, mancando spesso chi loro ministri
i santi sacramenti e la Divina parola; tanto
che molti di loro, per mancanza d'operai,
giungono alla morte senza sapere neppure i
misteri necessari della Fede, poiché pochi sono quei sacerdoti che attendono di proposito
alla coltura de'poveri contadini… (Supplica
del 30 marzo 1748, Lettere di S. Alfonso,
Roma 1887, I, 149-151)
5.2 Non vi e nella Congregazione una tradizione
uniforme sui destinatari della nostra attività pastorale. Il povero,
al quale deve essere predicato il Vangelo,
e inteso differentemente, secondo le diverse
situazioni.
Nondimeno si notano delle
caratteristiche particolari comuni a tutta
la Congregazione:
-
Tradizionalmente la nostra preferenza e per la povera gente. Senza eccezioni, noi non abbiamo particolarmente
curato le alte classi nel campo della scienza,
della ricchezza o dell'influsso.
-
In questa linea si collocano la voluta semplicità e lo stile popolare della nostra predicazione: era un
atteggiamento che esigeva S. Alfonso all'inizio
della Congregazione che noi abbiamo sempre
conservato. Questa semplicità va dallo stile stesso della predicazione fino agli
esercizi della pietà e della religiosità popolare.
-
Inoltre, e nostra tradizione andare verso la gente e
non attendere che la gente venga da noi, Ed
e per questo che nessun luogo per l'evangelizzazione
e troppo piccolo o troppo grande per noi.
I criteri che servono a caratterizzarci sono
contenuti nell'antica formula "le anime
più abbandonate delle campagne" e nel sistema della
predicazione itinerante. Ciò che inoltre ci caratterizza
e la nostra disponibilità ad accettare campi missionari difficili.
-
Più recentemente noi abbiamo
cominciato a sperimentare, in alcune regioni,
un movimento crescente verso i poveri sociologicamente
e verso gli emarginati.
6. La Missione particolare della Congregazione
nella Chiesa d'oggi
Come Redentoristi, noi partecipiamo alla Missione affidata a tutta
la Chiesa, "Come universale sacramento
di salvezza, e di sua natura tutta missionaria".
(Cost. 1)
All'interno dì questa missione della Chiesa universale, la Congregazione
ha una missione particolare che si esprime
sotto tre differenti aspetti:
-
evangelizzazione nel senso stretto: la proclamazione
esplicita, profetica e liberatrice del Vangelo,
-
la preferenza data a situazioni con urgenze pastorali,
-
e, nell'ambito di questa, una speciale preferenza per
i poveri, i diseredati, gli oppressi.
Questi tre aspetti congiunti
sono "la nostra stessa ragion d'essere
nella Chiesa e il distintivo della nostra
fedeltà alla vocazione ricevuta".
(Cost. 5)
6.1 La proclamazione esplicita del Vangelo
"La nostra missione
principale nella Chiesa e in effetti la proclamazione
esplicita della Parola di Dio in vista della
conversione fondamentale" (Cost. 10)
II Capitolo Generale del
1979 ha insistito su questo aspetto e lo ha
dato come Tema Maggiore alla Congregazione
per il sessennio 1979-1985: "La proclamazione
esplicita della Parola di Dio, specialmente
straordinaria" (Communicanda 41,
del 17.11.1979 - Gen. 293/79)
Nella linea di questo
Tema Maggiore, la Congregazione ha ricevuto
il compito speciale di fissare il piano delle
sue priorità pastorali.
6.2 La preferenza per le urgenze missionarie
I Redentoristi hanno come
centro delle loro attività pastorali "le urgenze
pastorali a favore dei più abbandonati" (Cost.
1). La Congregazione e inviata ai popoli "più privi e destituiti di spirituali soccorsi" (Cost.
09)
"Gli uomini più abbandonati ai quali in modo speciale e inviata la
Congregazione, sono:
-
coloro che non hanno potuto avere ancora dalla Chiesa
mezzi sufficienti di salvezza,
-
coloro che non hanno ascoltato mai il suo messaggio,
o non lo ascoltano più come "Buona Novella",
-
coloro infine che sono danneggiati dalla divisione della
Chiesa." (Cost. 3)
6.3 I poveri
"Tra i gruppi più bisognosi dì aiuti spirituali cercheranno con più premura i poveri, i deboli, gli oppressi" (Cost.
4). Nel contesto delle urgenze pastorali verso
i più abbandonati, la Congregazione indirizza le sue attività apostoliche specialmente
verso i poveri, (cfr. Cost. 1). La preferenza
per le urgenze pastorali e precisata più avanti con "l'opzione
a favore dei poveri" (Cost. 5), "la
gente di umile condizione e gli oppressi"
(St. 09).
7. Il compito affidato dal
XX Capitolo Generale del 1985
"Il Capitolo Generale del 1985 vuole continuare il tema delle priorità pastorali deciso dal Capitolo del 1979. Ora, noi vogliamo mettere l'accento sull'annunzio
esplicito, profetico e liberatore del Vangelo
ai poveri, lasciandoci interpellare da essi
(evangelizzare pauperibus et a pauperibus
evangelizari), secondo il carisma della
nostra Congregazione espresso nelle Costituzioni
1, 3, 4, 5 e negli Statuti 09 e 021".
"Il nuovo Tema intende
prolungare e continuare quello del precedente
sessennio. Se, nel 1979 il Capitolo ha posto
l'accento sull'annuncio sopratutto esplicito
del Vangelo (evangelizare), noi vogliamo,
questa volta, porre la nostra attenzione particolare
ai poveri (pauperibus).
II problema più importante che deve porsi pertanto ciascuna unità della
Congregazione e questo: Chi sono i poveri
menzionati nel testo citato?
7.1 Situazioni di povertà e di oppressione
II Capitolo ha posto a
tutta la Congregazione la seguente richiesta:
A quali situazioni di povertà e d'oppressione vogliamo noi rivolgere una attenzione
missionaria particolare, in base al nostro
Tema Maggiore?" (DF, 09)
I confratelli vivono e
lavorano in differenti paesi, in condizioni
sociali, politiche ed ecclesiali diverse:
perciò la nostra esperienza
della povertà e dell'oppressione e
diversa. Nondimeno ciascuno di noi e chiamato
ad essere profondamente sensibilizzato alla
situazione della gente e della società nella quale vive e a scoprire le situazioni di povertà e di oppressione che
sollecitano la nostra risposta di Redentoristi.
Questa sensibilità ai problemi e ben messa in rilievo nello St. 044: "Perciò i congregati, come membri
di un Istituto consacrato all'evangelizzazione
dei poveri, siano particolarmente sensibili
alla povertà e ai gravi problemi sociali che oggi travagliano quasi tutta l'umanità. Ogni specie di povertà, materiale, morale e spirituale, deve stimolare il
loro zelo apostolico. Facciano proprie le
aspirazioni legittime dei poveri".
Ciò ci deve stimolare ad approfondire la consapevolezza
che noi abbiamo della realtà che ci circonda. Questo
confronto con la realtà ha un significato spirituale
perché Dio ci parla attraverso
tale realtà. "La nostra comunità deve essere cosi aperta
al mondo, da scoprire, attraverso i contatti
umani, i segni dei tempi e dei luoghi, per
rendersi più disponibile alle esigenze
dell'evangelizzazione" (Cost. 43).
O ancora, come dice la
costituzione 10: "interpretando con fraterna
solidarietà i problemi che travagliano gli uomini, cerchino di
discernere in essi i veri segni della presenza
e del disegno di Dio".
7.2. poveri sono dei volti, degli uomini concreti
(DF, 05)
II fatto di esaminare
situazioni di povertà potrebbe rimanere qualche cosa di molto astratto, se noi non lo rendiamo
umano e personale con l'incontro effettivo
dei poveri che sono esseri umani come noi,
come richiede il Documento finale.
Un esempio dell'attitudine
che dobbiamo avere e descritto nel seguente
testo di Puebla:
"Questa situazione
di estrema miseria che si estende sempre più ha dei volti molto concreti nella vita reale. Noi dobbiamo
scoprire in questi volti i tratti dolorosi
di Cristo che ci invita a riflettere e ci
interpella:
-
Sono i volti dei bambini, rovinati dalla povertà, già prima della loro nascita,
le cui possibilità di sviluppo personale
sono ridotte al minimo per delle deficienze
fisiche e mentali irreparabili. Sono i volti
di fanciulli erranti, nelle nostre città,
che sono spesso sfruttati: conseguenze della
povertà e della disorganizzazione
morale della famiglia.
-
Sono i volti dei giovani preoccupati perché non riescono a trovare un posto nella società, frustrati, sopratutto nelle campagne e nelle periferie
delle città, giacché non hanno la possibilità di conseguire una formazione e di trovare un lavoro.
-
Sono i volti dei contadini; come gruppo sociale essi
vivono in esilio quasi dappertutto nel nostro
continente, privi della terra, ridotti in
uno stato di dipendenza interna ed esterna
e sotto posti a sistemi commerciali che li
sfruttano.
-
Sono i volti degli operai che sono spesso mal pagati
e che hanno delle difficoltà per organizzarsi
e difendere i loro diritti.
-
Sono i volti dei sotto-impiegati e dei disoccupa ti,
licenziati a causa delle crudeli esigenze
della crisi economica e spesso a causa dei
sistemi di crescita che riducono gli operai
e le loro famiglie in situazioni economiche disperate.
-
Sono i volti di certi abitanti dì città emargina ti e stanchi, la cui mancanza di beni
materiali e uguale alla splendida ostentazione
di ricchezza da parte di altre classi della
società.
-
Sono i volti di persone anziane, il cui numero e in
continuo aumento e che spesso sono emarginate
in una società orientata verso forme di sviluppo che non considerano
per niente le persone che non producono".
(31-40)
Se guardiamo in tal modo
la realtà che ci circonda, incontreremo tali
volti dappertutto nei luoghi dove viviamo.
La nostra ricerca non si deve fermare ad una
semplice discussione, ma deve andare alla
scoperta "dei più deboli, soprattutto dei poveri" (Cost. 1)
8. Interpelati dai poveri
Per molti di noi, la prima
parte del Tema, cioè l'accento particolare
messo sui poveri, come i destinatari privilegiati
della nostra evangelizzazione, e molto impegnativo.
La seconda parte, espressa
in latino "a pauperibus evangelizzari",
e in italiano "lasciarsi interpellare dai poveri" va molto
più lontano.
8.1 A un primo livello ciò suppone che noi consideriamo l'evangelizzazione come
un processo in due sensi, cioè come un "dialogo
missionario" (Cost. 19) nel quale le
due parti sì arricchiscono vicendevolmente. E" pertanto una
regola generalmente accettata nel lavoro di
evangelizzazione, specialmente nell'ambiente
della cultura e della psicologia pastorale.
In realtà, la maggioranza di noi abbiamo fatto, nei diversi nostri
generi di lavoro, l'esperienza di questo arricchimento
con la gente dove noi esercitiamo il nostro
ministero e presso la quale lavoriamo.
Ma quale senso ha questa
evangelizzazione per i poveri? (nel senso
qui inteso)? In quale maniera essi ci evangelizzano?
Come ci interpellano? E quali sono per noi
i risultati? Quale risposta abbiamo loro data?
8.2 E' accaduto che in alcune parti del mondo, i
poveri, i deboli e gli oppressi si sono rivolti
ai sacerdoti e ai religiosi – perciò a nostri confratelli
– per chiedere loro un sostegno morale nella
loro lotta per un miglioramento della loro
condizione economica, per una migliore giustizia
sociale e anche per la liberazione dall'oppressione
politica della tirannia. Dovendo rispondere a tali richieste, i nostri confratelli,
sono stati interpellati in molteplici modi.
Alcuni si sono accorti
che la teologia che avevano appreso era inadeguata,
compresa la loro conoscenza della Bibbia.
Non potevano essere adottati particolari comportamenti
pastorali, per cui bisognava restare neutrali
davanti ai conflitti sociali. Percepivano
che alcune manifestazioni della religiosità popolare, che essi erano portati a disprezzare, in
realtà avevano un grande valore sociale ed
erano frutto di fede profonda.
Alcuni atteggiamenti,
come la ricerca della sicurezza personale
o strutturale, hanno avuto bisogno di evoluzione
davanti alla constatazione dei rischi che
i poveri affrontavano nella loro lotta per
la giustizia. Alcuni sono stati condotti a
scoprire delle dimensioni della vita umana
che essi non avevano abbastanza riconosciute
nel passato, come il ruolo delle strutture
nel condizionamento degli o atteggiamenti, i valori,
il comportamento della gente nella società, ivi compresa la loro maturazione.
E' accaduto similmente
in alcuni paesi che la crisi dei poveri ha
condotto delle comunità religiose a ripensare profondamente le forme e le strutture
della loro vita religiosa. In alcuni casi,
sono stati condotti a riscoprire il carisma
originale del loro fondatore e una maggiore
fedeltà a tale carisma nella scelta delle loro priorità pastorali e nelle forme della loro vita religiosa:
anche con il risultato dell'aumento del numero
delle vocazioni. Un certo numero di nostri
confratelli hanno fatto questa esperienza
in diversi paesi.
8.3 Queste esperienze e altre simili hanno provocato
delle discussioni teologiche sul "mistero
dei poveri come mezzo di salvezza". Alcune
di queste discussioni non sono che idealismi
e spesso elementi di una teologia e di una
spiritualità che sono ancora allo stadio di maturazione» Un esempio, forse, e la teologia della liberazione che non può risolversi se non con una duplice esperienza, la povertà e l'oppressione da una
parte e la esperienza di fede nel Signore
della storia dall'altra.
Cosi, mentre la Gerarchia
sta discutendo in questi giorni "alcuni
elementi" di questa teologia, il suo
valore fondamentale come teologia, non e più messo in discussione, come ha recentemente affermato
il Papa Giovanni Paolo II. Si tratta di una
teologia che e nata nelle strutture del Terzo
Mondo e che ha posto delle ramificazioni anche
in altri paesi, ivi compresi quelli del primo
mondo.
8.4 Le nostre Costituzioni e Statuti ci spingono
a "indagare con diligenza quali sono
gli uomini più bisognosi di aiuti spirituali, specialmente se poveri,
deboli e oppressi" giacché "i Redentoristi non possono lasciare inascoltato il grido dei poveri
e degli oppressi" (St. 09).
Forse la risposta ai problemi
da noi posti qui non può venire che dall'esperienza
concreta del lavoro in mezzo a questa gente.
Noi, perciò, invitiamo i confratelli che hanno fatto questa esperienza
a far conoscere le loro idee sul modo come
essi sono stati interpellati e arricchiti dai poveri. Siamo sicuri
che ciò che essi ci diranno sarà ancora più interessante che le stesse riflessioni da noi suggerite.
9. Problemi per la riflessione
9.1 Sensibilizzazione e coscientizzazione
"Perciò i congregati, come membri di un Istituto consacrato
all'evangelizzazione dei poveri, siano particolarmente
sensibili alla povertà e ai gravi problemi sociali che oggi travagliano quasi
tutta l'umanità" (St. 044).
La considerazione del
Tema Maggiore ci potrebbe condurre a una presa
di coscienza globale e ad una percezione più profonda delle nostre
diverse situazioni particolari. Giacché noi siamo una Congregazione internazionale, le nostre preoccupazioni devono
raggiungere le dimensioni del mondo intero.
Dobbiamo dunque domandarci:
-
Cosa conosciamo noi delle diverse situazioni di povertà di oppressione nelle differenti parti del Mondo? Ci
interessiamo veramente a questo problema?
Quali sono i nostri canali di informazione
su queste situazioni?
-
Da chi e da che cosa e influenzata la nostra opinione
politica ed ecclesiale sui problemi politici
e sulla situazione della Chiesa nei diversi
paesi?
-
Cosa sappiamo dei nostri confratelli redentoristi che
si trovano in certe situazioni di povertà e di oppressione o addirittura dì persecuzione?
-
In qual maniera manifestiamo per loro la nostra fraterna
solidarietà?
9.2 Povertà e zelo apostolico
"I Redentoristi non
possono lasciare inascoltato il grido dei poveri e degli
oppressi. Essi debbono cercare tutti i mezzi
per venire in loro aiuto". (St. 09)
"Ogni genere di povertà, materiale, morale e
spirituale, deve stimolare il loro zelo apostolico"
(St. 044).
Oltre la presa dì coscienza generale già citata, noi dobbiamo avere una sensibilità speciale per la povertà di coloro in mezzo ai quali operiamo e lavoriamo. Come
Redentoristi, noi non dobbiamo aspettare che
i poveri vengano a noi; il nostro carisma
tradizionale ci spinge ad andare incontro
ai poveri e a orientare il nostro zelo apostolico
verso i loro particolari bisogni.
-
Chi sono coloro vicini a noi che vivono nella povertà materiale, morale e spirituale? Siamo capaci di identificarli?
Andiamo alla
loro ricerca?
-
Quali sono le strutture o sistemi inumani e di oppressione
che esistono nel nostro paese? Andiamo in
cerca delle persone che ne soffrono?
-
Quali sono coloro che la Chiesa locale abbandona o non
cura nel nostro paese?
-
Quale posto hanno questi poveri nelle nostre priorità pastorali?
-
Quale posto hanno essi nella nostra vita di preghiera
e nella nostra predicazione?
9.3 Vita comunitaria e solidarietà con i poveri
"Perché la vita comune dei congregati corrisponda alla mentalità di ogni regione e offra
una testimonianza efficace di povertà e di solidarietà con i poveri... (St. 046, 2)
Il nostro stile di vita
in comunità deve avere un tenore
corrispondente alle condizioni della gente
in mezzo alla quale viviamo e lavoriamo. Ciò esige anche il nostro
adattamento. La nostra scelta per i poveri
richiede anche una semplicità di vita che renderà autentica la nostra evangelizzazione in mezzo ai poveri.
-
Il nostro stile di vita corrisponde alla nostra solidarietà con i poveri ai quali
predichiamo il Vangelo?
-
Le nostre comunità sono accoglienti e aperte alla gente alla quale siamo inviati?
-
Vediamo noi qualche possibilità di condividere la penuria e lo stato di insicurezza dei poveri più disagiati, come è suggerito nello St. 045?
-
Come ci comportiamo nei riguardi del denaro (nel nostro
modo di possedere, di investire, di dare)?
-
Come noi pratichiamo la solidarietà con i poveri nell'ambito della nostra Congregazione?
9.4 Formazione e nostra scelta per i poveri
"Il Capitolo chiede pili particolarmente che la formazione degli
studenti sia in stretto legame con le priorità pastorali... chiede inoltre ai responsabili di organizzare
per i nostri studenti uno stile di vita e
una formazione che tengano conto della nostra
scelta a favore dei poveri e che non li isolino
dalla vita e dai problemi dei poveri"
(DF, 13).
Oltre la prima formazione,
noi dobbiamo orientare la nostra formazione
continua nell'approfondimento di una spiritualità che tenga conto della nostra opzione per i poveri.
-
Quale influenza hanno i poveri nei nostri programmi
di formazione teologica, spirituale e umana?
-
Vi e una relazione tra questi programmi e le priorità pastorali?
-
Quali misure vengono prese nei programmi della formazione
per sviluppare la presa di coscienza del nostro
impegno a favore dei poveri.
10. Conclusioni
Dopo avere presentato
qui queste idee sul Tema Maggiore del sessennio,
noi le sottoponiamo alla vostra riflessione
e vi domandiamo dì volerle discutere nelle
vostre comunità, nei vostri capitoli,
e nei governi provinciali e vice-provinciali.
Comprendiamo bene la necessità
di studi supplementari sui problemi contenuti
nel Tema, per es. sul significato biblico
di "poveri", sui poveri" nella
nostra storia redentorista, sull'analisi della
povertà e dell'oppressione nelle differenti situazioni del mondo, sul significato
teologico di "evangelizare pauperibus" e "a pauperibus evangelizari".
Siamo però convinti che
esistono nella nostra Congregazione degli
esperti che potranno dare il proprio contributo
per uno studio approfondito dei principali
problemi del Tema Maggiore. Questi contributi
specializzati da parte loro saranno molto
apprezzati. Siccome si tratta di un processo
nel quale tutta la Congregazione e impegnata,
noi desidereremmo conoscere la vostra reazione
alle prime riflessioni che vi abbiamo presentato
in questo Communicanda.
Con i miei fraterni saluti, uniti a quelli del Consiglio Generale,
P. Juan Lasso de la Vega,
C.Ss.R.
Superiore Generale